23 Luglio 2026 // Eugenio benvenuti //

Spazi Confinati: come evitare le stragi di solidarietà

La gestione della sicurezza che fa la differenza tra un intervento riuscito e una tragedia

Eugenio Benvenuti

Autore: dott. Eugenio Benvenuti
Specialista in ambienti confinati

 

Negli ambienti confinati la sicurezza non inizia con il soccorso, ma con la progettazione dell’attività. Dalla corretta identificazione degli spazi confinati alla pianificazione delle procedure di recupero, ogni scelta organizzativa può fare la differenza tra un intervento efficace e una tragedia.

In questo articolo approfondiamo:

 

Nel panorama del mondo del lavoro il tema degli spazi o ambienti confinati rimane di grande attualità, soprattutto a causa del numero di incidenti gravi e mortali che purtroppo continuano ad avvenire. Tristemente noti come “stragi della solidarietà”, questi incidenti spesso coinvolgono più lavoratori che, nel tentativo di aiutarsi a vicenda, rimangono vittime di un’attività mal progettata e mal gestita.

Tra le peculiarità delle attività negli ambienti confinati va senza dubbio citata la necessità che una squadra di lavoro sia in grado di gestire l’emergenza in modo efficace. Sapendo come comportarsi infatti, i lavoratori possono riuscire a recuperare un collega che si trovi in difficoltà.

Poiché il tema del “recupero” di un collega è percepito come un concetto ostico, andando oltre gli obblighi normativi imposti dall’art.43 del D.Lgs 81/08 e considerando solo alcuni degli aspetti della questione, analizziamo come riconoscere un ambiente confinato, quali riferimenti normativi considerare e perché la progettazione dell’emergenza rappresenta il principale fattore di prevenzione.

Che cosa intendiamo con “ambiente confinato”

Nel trattare il tema “Ambienti confinati” si può essere indotti a limitare l’orizzonte a quegli ambienti citati esplicitamente dal D.Lgs. 81/08 dagli articoli 66 e 121 e all’allegato IV punto 3, che si riportano nella tabella seguente.

Tuttavia, per quanto il Testo Unico dia dei riferimenti in materia, il perimetro dell’argomento non può e non deve limitarsi ai soli ambienti sopra riportati. Nel dipanare la matassa viene in aiuto la norma tecnica UNI 11958:2024, che, definendo cosa sia un ambiente confinato e utilizzando il concetto di “ambiente assimilabile”, fornisce dei chiari punti utili a riconoscere gli ambienti.

Ai sensi della norma tecnica, un ambiente può essere considerato confinato o assimilabile quando presenta contemporaneamente alcune caratteristiche fondamentali.

  1. Non è progettato per la presenza continuativa delle persone.
  2. È sufficientemente ampio da consentire l’accesso ad un lavoratore.
  3. È caratterizzato da accessi/uscite limitati o difficoltosi.
  4. Presenta una ventilazione sfavorevole o assente.
  5. Potrebbe presentare condizioni pericolose per la salute e scurezza.

 

Queste caratteristiche comportano la necessità di un’organizzazione particolarmente dettagliata dell’attività in modo che vengano adottate le corrette misure di prevenzione e protezione utili a rendere sicuro il lavoro.

 

Come progettare il piano di emergenza negli ambienti confinati

La chiave di lettura più utile è sicuramente quella di vedere l’emergenza come una fase di lavoro e, come tale, darle la stessa attenzione in fase di pianificazione.

Benché il concetto di pianificazione sembri in antitesi con il concetto stesso di emergenza, conoscere le attività da svolgere, i luoghi e i rischi permette di dare una connotazione specifica al processo e strutturare di conseguenza una risposta adeguata. Tutto questo deve essere fatto senza tralasciare il livello di competenza raggiunto dagli operatori tramite formazione, informazione e addestramento.

Ogni intervento all’interno di uno spazio confinato dovrebbe partire da una domanda fondamentale:

“In caso di emergenza sono in grado di portare un lavoratore al luogo dove arriverà l’ambulanza?”

Se la risposta non è positiva, il lavoro non è ancora stato progettato correttamente e non si può fare.

L’obiettivo è raggiungere una capacità operativa adeguata all’attività da svolgere in modo da:

  • non trovarsi in situazioni prive di via di uscita
  • non permettere che venga dato spazio all’improvvisazione.

Solo ponendo obiettivi ragionevolmente raggiungibili si potrà individuare la corretta strategia per perseguirli.

 

Il recupero del lavoratore in caso di emergenza deve essere parte integrante della progettazione

La gestione dell’emergenza non può essere affrontata con procedure standard valide per qualsiasi situazione.

Ogni ambiente confinato presenta caratteristiche differenti: geometrie, dimensioni, modalità di accesso, presenza di ostacoli, condizioni atmosferiche, tipologia delle lavorazioni e rischi specifici influenzano direttamente le modalità di soccorso.

Per questo motivo il progetto dell’attività deve comprendere anche una valutazione preventiva della reale possibilità di recuperare un operatore in difficoltà.

Tra gli aspetti che devono essere analizzati rientrano, ad esempio:

  • dimensioni e conformazione degli accessi (fondamentali per capire se i presidi scelti passeranno fisicamente attraverso l’imboccatura);
  • percorsi di evacuazione;
  • posizione dell’operatore durante il lavoro;
  • presenza di ostacoli interni;
  • numero di addetti disponibili;
  • tempi di intervento;
  • attrezzature realmente utilizzabili;
  • livello di formazione e addestramento della squadra.

L’obiettivo non è semplicemente rispettare un obbligo normativo, ma costruire un sistema organizzativo in grado di funzionare anche nelle condizioni più critiche.

 

 

Attrezzatura, formazione e addestramento: i veri fattori di sicurezza

I presidi a disposizione sono sicuramente molteplici ma, nell’adottarne uno, bisogna aver valutato degli scenari ipotizzabili legati sia ad una possibilità di accadimento di un certo evento (malore, trauma, asfissia etc.), sia al livello di formazione che la squadra in campo ha raggiunto.

Molti dispositivi di recupero sono complessi, richiedono una formazione specialistica, un addestramento periodico costante e un numero adeguato di operatori per essere montati e manovrati in sicurezza. Si tratta di un livello organizzativo che una squadra di lavoro media difficilmente riesce a mantenere attivo con la sola formazione ordinaria.

Una procedura che funziona sulla carta, ma non applicabile dagli operatori presenti sul campo, rappresenta un falso livello di sicurezza.

Al contrario, una soluzione più semplice ma realmente applicabile può garantire risultati superiori. Ad esempio, in scenari non traumatici (come un malore generico o asfissia) di estrazione orizzontale, l’impiego di un dispositivo semplice come un telo portaferiti consente un utilizzo immediato e corretto anche con un addestramento minimo, semplificando la procedura e riducendo, di conseguenza, i tempi di estrazione.

Studiare attentamente la dinamica di intervento sulla base di scenari realistici conduce a una gestione efficace. Se sul campo mancano le competenze adeguate, i presidi idonei o le condizioni per agire in sicurezza, il lavoro non deve essere eseguito e l’intera attività va riprogettata.

 

 

Dall'analisi dei rischi all'operatività: la risposta su misura di Q-81 HSE Advisory

Ma come si progetta, concretamente, un intervento a prova di errore?

Definire una strategia di recupero reale richiede una profonda conoscenza delle geometrie dei luoghi, dei limiti dei presidi e dei tempi di reazione della squadra: serve un’analisi sul campo capace di trasformare le intenzioni in procedure blindate.

È qui che entra in gioco Q-81 HSE Advisory, la divisione di consulenza nata per affiancare RSPP, HSE Manager e Datori di Lavoro nella reale progettazione della sicurezza sul campo.

Affidarsi ai consulenti di Q-81 HSE Advisory significa poter contare su un supporto tecnico operativo per:

  • Mappare e classificare gli ambienti: censire gli spazi confinati e individuare gli “ambienti assimilabili” ai sensi della nuova UNI 11958:2024, eliminando ogni dubbio interpretativo.
  • Progettare piani di emergenza su misura: sviluppare procedure di recupero reali e concrete, tarate sulle effettive geometrie dei tuoi impianti e sulla reale capacità operativa della tua squadra.
  • Scegliere i presidi corretti: selezionare i dispositivi di recupero più idonei (estricatori verticali, teli flessibili porta feriti, tripodi ancoraggi idonei) in base agli scenari di rischio analizzati.
  • Addestramento e prove pratiche: progettare percorsi di addestramento mirati per fare in modo che la squadra sul campo sappia utilizzare i dispositivi d’emergenza in modo rapido e sicuro sotto stress.

 

RICHIEDI UNA CONSULENZA Q-81 HSE

Gestione digitale degli ambienti confinati con Q-81 HSE Software

La pianificazione delle attività negli ambienti confinati produce una quantità significativa di informazioni: valutazione dei rischi, autorizzazioni, permessi di lavoro, check-list, addestramento, verifiche delle attrezzature, gestione dei DPI, manutenzione dei presidi e registrazione delle esercitazioni.

Gestire questi elementi attraverso documenti cartacei o file non collegati tra loro aumenta il rischio di errori, omissioni e perdita di tracciabilità.

Con Q-81 HSE Software, tutte le informazioni possono essere centralizzate in un’unica piattaforma digitale, consentendo di:

  • censire gli ambienti confinati e assimilabili;
  • associare rischi, procedure e misure di prevenzione a ciascun ambiente;
  • gestire permessi di lavoro e autorizzazioni;
  • pianificare formazione, addestramento ed esercitazioni;
  • monitorare DPI e attrezzature di recupero;
  • programmare verifiche periodiche e manutenzioni;
  • compilare check-list digitali direttamente sul campo;
  • archiviare ogni evidenza utile in caso di audit o ispezione.

La digitalizzazione non sostituisce la progettazione, ma la rende più efficace, tracciabile e continuamente aggiornabile, supportando aziende e professionisti HSE nella gestione di uno degli ambiti più complessi della salute e sicurezza sul lavoro.

 

Richiedi la demo online

Sei sicuro di non avere un ambiente confinato nella tua azienda?

Rispondi a queste domande.

1️⃣ L’ambiente è normalmente inaccessibile?

2️⃣ L’ambiente è stato progettato per la permanenza continuativa delle persone?

3️⃣ È sufficientemente grande da permettere l’ingresso di una persona?

4️⃣ L’accesso avviene attraverso passi d’uomo, botole o aperture limitate?

5️⃣ In caso di emergenza sarebbe semplice evacuare un lavoratore non collaborante?

6️⃣ La ventilazione naturale è insufficiente?

7️⃣ Possono essere presenti gas, vapori o altri contaminanti?

8️⃣ L’ambiente contiene normalmente acqua o altri liquidi?

9️⃣ Sono presenti materiali sfusi o sciolti?

 

Se hai risposto “SI” anche solo ad alcune di queste domande…

…potresti trovarti di fronte a un ambiente confinato o a un ambiente assimilabile secondo la UNI 11958:2024.

Una corretta valutazione tecnica è il primo passo per individuare le misure di prevenzione e progettare un piano di emergenza realmente efficace.


Contatta il team di Q-81 HSE ADVISORY
per verificare la classificazione degli ambienti presenti nella tua organizzazione.

 

11 Marzo 2022 // Nord Pas // sicurezza sul lavoro

Validità dei certificati di formazione in materia di salute e sicurezza e covid 19

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Chat Q-81 HSE

×
Questo assistente utilizza l'Intelligenza Artificiale per rispondere alle domande sulla base del manuale utente dell'applicazione. Le risposte hanno finalità informative e potrebbero non essere sempre complete o aggiornate.

Ciao! Come posso aiutarti?